Narrazione, linguaggio e cambiamento: Rogers, Lakoff e Pinker nelle organizzazioni
Narrazione, linguaggio e cambiamento: Rogers, Lakoff e Pinker nelle organizzazioni
Nelle aziende si parla molto di clima, leadership, comunicazione efficace. Più raramente ci si sofferma su come le persone raccontano il proprio lavoro. Eppure è proprio in quei racconti che si costruisce (o si disfa) il senso dell’agire professionale.
La narrazione, in ambito organizzativo, non è solo una forma di comunicazione. È una lente, una mappa, a volte una gabbia. È attraverso il linguaggio che le persone costruiscono il proprio ruolo, interpretano le dinamiche, legittimano o mettono in discussione ciò che vivono.
In questo senso, il counseling in azienda – o più in generale ogni forma di accompagnamento alla consapevolezza – ha un potenziale enorme, se affrontato come lavoro narrativo. Un lavoro che parte da un presupposto semplice: i problemi professionali non sono mai solo organizzativi o relazionali, ma sono sempre anche narrazioni che si sono consolidate e che spesso hanno bisogno di essere riviste, rilette, ristrutturate.
Qui lo sguardo di tre autori, apparentemente distanti, può offrire una prospettiva integrata e particolarmente utile.
La narrazione non è mai solo un racconto:
è una posizione nel mondo.
Carl Rogers ci ricorda che ogni persona vive all’interno di un mondo percepito, costruito attraverso il proprio vissuto. L’incontro autentico, secondo l’approccio centrato sulla persona, nasce proprio dal riconoscere e accogliere quel mondo senza giudizio, con empatia e congruenza. Ma quel mondo non è fatto solo di emozioni o di bisogni: è fatto anche di parole, immagini, strutture narrative.
George Lakoff, con il suo lavoro sui frame, ci mostra come ogni discorso sia incorniciato da
strutture mentali che selezionano alcuni aspetti della realtà e ne oscurano altri. Ogni persona,
quando parla del proprio ruolo, della propria azienda, dei propri colleghi, lo fa attraverso cornici che in parte ha scelto, in parte ha interiorizzato. “Qui non si può parlare”, “nessuno si prende responsabilità”, “sono sempre io a dover mediare”: frasi che rivelano molto più di ciò che
dichiarano. Il counseling può aiutare a rendere visibili questi frame, senza giudicarli, ma
restituendoli alla persona perché possa valutarli, eventualmente modificarli, o semplicemente
prenderne consapevolezza.
Steven Pinker, infine, ci offre una prospettiva ancora diversa ma complementare. Nei suoi studi sul linguaggio, ci mostra come la forma stessa delle frasi che utilizziamo influenzi il nostro modo di pensare. Strutture ripetitive, generalizzazioni, ambiguità non solo riflettono, ma rafforzano una certa visione delle cose. Aiutare una persona a raccontarsi in modo diverso, più preciso, più aderente alla realtà vissuta, è anche un modo per restituirle la possibilità di agire diversamente.
Quando counseling e narrazione si incontrano in azienda, non si tratta di “sistemare” le persone.
Si tratta di ascoltarle, accompagnarle nella rilettura del proprio ruolo, del proprio senso di efficacia, delle parole con cui descrivono ciò che fanno e ciò che provano.
La narrazione non è mai solo un racconto: è una posizione nel mondo. E come ogni posizione, può
essere rivista, trasformata, ampliata. In questo processo, il contributo di Rogers, Lakoff e Pinker
non è teorico, ma pratico, concreto, profondamente umano.
Non è questione di stile comunicativo o di tecniche di ascolto. È una questione di cultura della relazione. E, nelle organizzazioni, è spesso lì che inizia il cambiamento.
Bibliografia
Dal Maso, D., Langella, V., Maino, F., Mento, F. e Santoni, V. (2021)
La valutazione d’impatto sociale come elemento costitutivo dei piani di welfare aziendale.
Social Value Italia, Università Cattolica, Avanzi.
Gordon, T. (2001)
Leader Efficaci: le sei competenze essenziali per guidare un gruppo di lavoro.
Edizioni la Meridiana.
Marcellini, G. (2021)
Il welfare aziendale è davvero – o soltanto – "welfare in azienda"? Un focus sulla regione Marche.
Università di Urbino Carlo Bo.



